MENUMENU
venerdì 19 aprile

Pirandello in Corte d’assise

Da due anni si tiene in Corte d’assise a Palermo un processo dai risvolti pirandelliani e kafkiani, della molteplicità dell’io e dell’incognita giudiziaria. Un eritreo è imputato di essere il famigerato “generale” che in Sudan è a capo della tratta dei migranti ed è responsabile di centinaia di morti nel Mediterraneo. Il “generale” si chiama Medhanie Yehdego Mered, mentre l’imputato dice di essere Medhanie Tesfamariam Berhe, un pastore eritreo fuggito in Sudan dove è stato arrestato. Sembra incredibile, ma il processo non è stato ancora in grado di stabilire, prima che siano esaminati i crimini commessi, l’esatta identità dell’uomo in carcere. Di fronte al rischio che possa essere condannata una persona per un’altra, il principio giuridico “in dubio pro reo”, che vale in presenza di una colpevolezza incerta, non dovrebbe valere a maggior ragione se non certa è addirittura l’identità dell’imputato? Nondimeno il processo prosegue e la difesa è impegnata a dimostrare a ogni udienza l’errore di persona.

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