MENUMENU
mercoledì 23 ottobre

Il filo nero tra cosche e logge

La scoperta di rapporti stabili tra la mafia di Licata e una loggia massonica siciliana del Grande Oriente d’Italia diretta da un funzionario della Regione prova una teoria che risale a Michele Pantaleone e al progetto del boss Stefano Bontade di infiltrare la massoneria per raggiungere personalità dell’economia e dell’impresa. Cosa nostra ha sempre visto la “fratellanza” come un’organizzazione contigua perché segreta e ritualistica, una versione del proprio modello di “famiglia”. Non si tirò indietro al tempo di Gladio e della loggia trapanese “Grande scorpione” in funzione prima anticomunista e poi eversiva. Ma, nei rapporti con la massoneria, la mafia non ha raggiunto gli stessi risultati della ‘ndrangheta, all’interno della quale opera una struttura parallela chiamata “la Santa” che si occupa di gettare ponti sul mondo dell’impresa attraverso le logge deviate dei liberomuratori. In Sicilia i rapporti sono singoli e circoscritti, tra cosca e loggia, e non organici e sistemici. Ma è vero? Stranamente, ma non tanto, si sa ancora molto poco circa i legami a largo campo tra boss e maestri.

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